Verità e Vero

Verità e Vero

Il latino distingue tra veritas e verum sottolineando, con tale distinzione, la profonda differenza tra l’astratto ed il concreto.
Dal dizionario, il sostantivo verum, -i, neutro, si traduce con il vero, la verità, la realtà ovvero il concreto, l’applicazione umana della verità, anche se l’uomo secondo Ermete “non può avere l’ardire di discutere della realtà” in quanto essere imperfetto.
Tale affermazione parrebbe ampiamente dimostrata dalla storia del pensiero occidentale che, nel corso dei secoli, ha fornito risposte contrastanti in proposito, dalle tesi drammaticamente opposte dello scetticismo e del dogmatismo sino al relativismo kantiano, che afferma si possa raggiungere solo una verità relativa.

 

 

Ancora, dal dizionario, veritas, -atis, femminile, verità, in generale sta a significare vera essenza, qualità, natura di qualche cosa, ovvero l’idea astratta di verità, l’essere nella sua essenza intrinseca, nel suo principio originario, verità superiore alle infinite verità del mondo tangibile, esattamente come, nella nostra lingua, l’invariabilità del termine lascia intravedere la molteplicità nell’unità.
Quella verità, in buona sostanza, che i massoni assimiliamo alla Luce di cui sono alla costante ricerca, ricerca che prende l’avvio con l’iniziazione e che senza tregua deve proseguire con un principio chiaro: “Essa (la Libera Muratoria) non impone alcun limite alla ricerca della Verità”.
Nella storia della filosofia, sino a Platone, la verità è stata intesa come realtà, autenticità, essere, come ciò che è rispetto a ciò che appare.

Nel pensiero cristiano, che identifica la verità con Dio, questo concetto ha un ruolo preminente. Nel Vangelo di Giovanni (XIV,6) Gesù dice: “Io sono la via, la verità, la vita” e, di fronte a Pilato, “Sono venuto al mondo per rendere testimonianza della verità”, al che, un poco probabile, rude, magistrato romano, del tutto sprovvisto di spirito speculativo, abbandonandosi ad una riflessione filosofica, secondo Giovanni avrebbe risposto: “Quid est veritas?”, cos’è la verità?
Se, con Heidegger, ancora una volta ci appelliamo al greco, il significato del termine aletheia, tradotto anche con verità, è più svelamento, rivelazione, letteralmente non essere nascosto.
E questo ci riporta alla ricerca massonica della Luce, della Verità, di quella Realtà superiore con la quale tutto ciò che avviene nel nostro mondo sta in rapporto, “Realtà suprema che non è né materia né spirito ma dalla quale provengono e materia e spirito”.

La via del sapere che la scienza occidentale ha seguito da Cartesio in poi, la ricerca del vero, con una netta separazione tra spirito e materia, è stata sicuramente indispensabile per la conoscenza della realtà che ci circonda ed ha portato ad un progresso umano inimmaginabile ma ora, la fisica quantistica e la ricerca in campo subatomico, ci stanno indirizzando verso un ricongiungimento con la via mistica, determinando una profonda revisione della concezione che l’uomo ha dell’universo e del proprio rapporto con esso, con impressionanti richiami, oltretutto, all’immagine orientale della divinità, ovvero quella di un principio che controlla ogni cosa dall’interno.
La via della conoscenza, della intuizione attraverso la meditazione del misticismo orientale delle filosofie dell’Induismo, del Buddhismo e del Taoismo, la ricerca della verità, tende a ricondurre tutto ad una unità fondamentale dell’universo, peraltro già espressa nelle prime filosofie greche (scuola di Mileto, Eraclito di Efeso) e da Ermete Trismegisto nella sua tavola di smeraldo, unità che, peraltro, ritroviamo, in ambito massonico.

Per il Libero Muratore la ricerca scientifica non è, dunque, l’unica via per raggiungere la verità anzi è la via per raggiungere il vero ed il cammino massonico è più una Via spirituale, un percorso personale proprio, che porta ad una realizzazione di per sé incomunicabile con la parola.
Quando Giacomo Casanova, definendo il segreto della Massoneria, parlava di intuizione – in realtà egli utilizzò il termine indovinare – e di incomunicabilità dello stesso, stabiliva un chiaro nesso con le filosofie religiose orientali che si basano proprio sulla intuizione diretta della natura della realtà, attraverso la meditazione, e sulla non comunicabilità verbale di tale intuizione.
Il maestro Yasutani Roshi descrive la pratica di meditazione Zen dello shikan-taza, come uno stato molto elevato di intensa consapevolezza, simile a quello del samurai che, in un duello alla spada, si trova a fronteggiare la morte.
Come l’arciere raggiunge uno stato di concentrazione tale da vedere il bersaglio anche se bendato cosi, nella meditazione, si può raggiungere uno stato di concentrazione e di consapevolezza tali da arrivare ad intuire la vera essenza dell’universo.

Verità e vero, astratto e concreto, essenza e realtà visibile, molteplicità ed unità, la verità è l’unità dell’universo, il vero la frammentazione della realtà.
Come scritto nella tavola di smeraldo:
E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento
Tutto il vero nasce dalla verità.

G. M.

Delta on-line

Delta on-line, erede della storica pubblicazione, ha lo scopo di comunicare più agevolmente e ad un maggior numero di lettori articoli di cultura massonica.

Disclaimer

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Free Joomla templates by Ltheme