Le Tre Settimane e i due Tabernacoli: qualche cenno sul tempio celeste e sul tempio terrestre

Le Tre Settimane e i due Tabernacoli: qualche cenno sul tempio celeste e sul tempio terrestre

Con il lutto di Tre Settimane che va dal 17 del mese di Tammuz al 9 del mese di Av, gli ebrei commemorano ogni anno gli eventi che portarono alla distruzione del Primo Tempio, del Secondo e all’inizio dell’esilio[1]. Il 17 di Tammuz ricorda soprattutto il giorno della violazione delle mura di Gerusalemme da parte dei Romani nel 69 d.C., mentre il 9 di Av quello in cui entrambi i Templi furono dati alle fiamme. Quest’ultimo è il giorno più triste dell’anno poiché segna anche altri eventi tragici della storia ebraica. Durante le Tre Settimane si osservano alcune regole comportamentali: ad esempio, non ci si taglia i capelli, non si acquistano abiti nuovi, non si ascolta musica e non si celebrano matrimoni. Sia il 17 di Tammuz che il 9 di Av sono giorni di digiuno. Al tramonto della sera che precede il 9 di Av ci si riunisce per leggere il Libro delle Lamentazioni.

 

 

Ma le Tre Settimane di lutto non si limitano al digiuno e al lamento. I saggi insegnano che coloro che piangono la distruzione di Gerusalemme meriteranno di vederla ricostruita con la venuta del Mashiah. Inoltre, imparando a conoscere la struttura, la funzione e il significato del Santo Tempio in questo periodo dell’anno è come se lo si stesse effettivamente ricostruendo.
Sebbene oggi per molti sia difficile comprendere quella perdita, in un commento alla Torah, il saggio Alshich[2] ne mette in evidenza tutta la gravità.

In Esodo 25, 8, infatti, si legge:

«Essi mi faranno un santuario»

il cui messaggio, se vi si riflette un po’, appare sconcertante, poiché è impossibile credere che la Presenza di Dio (Shekhinah)[3] possa essere contenuta in un luogo sulla terra, oltretutto in una struttura creata dall’uomo… Eppure, quando Salomone vide che la Presenza di Dio riempiva il Tempio che aveva costruito fu preso dallo stupore (I Re 8, 27):

«Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?

Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti,

tanto meno questa casa che io ho costruita!»

Salomone si rese conto che ciò era possibile solo perché il sito del Monte Moriah era stato la Porta del Cielo fin dalla Creazione. I saggi descrivono tale concetto affermando che il santuario sulla terra è la replica visibile del santuario di Dio in Cielo, e per tale ragione Adamo e Noè offrirono i loro sacrifici in quel luogo, così come fecero Abramo e Giacobbe.
Quando, in occasione della dedicazione del Tempio (I Re 8), Salomone disse «ti ho costruito una casa», ripetendo le parole «ho costruito» indicò che ciò che aveva compiuto qui sulla terra aveva avuto i suoi effetti in Cielo perché, di fatto, aveva costruito due Templi. Il Tempio celeste è situato in una regione chiamata «Zevul», conosciuta come il «luogo della Tua dimora eterna» (I Re 8, 13).
Tutti gli sforzi di Davide per individuare il luogo esatto su cui innalzare il Tempio avevano questo scopo. Fra i suoi contemporanei nessuno sapeva dove si trovasse esattamente, finché il profeta Gad non rivelò a Davide che era situato nell’aia di Arauna il Gebuseo (II Samuele 24, 18).

Un concetto simile, secondo il quale le azioni dell’uomo trovano una corrispondenza nelle sfere celesti, è espresso nel Midrash (Bamidbar Rabbah 12, 12), là dove si dice che quando Israele eresse il Tabernacolo, Dio ordinò agli angeli di erigerne una replica celeste. Quel santuario è chiamato «Tabernacolo del “giovane” Metatron»[4], adibito all’offerta delle anime dei giusti durante il periodo di esilio di Israele, come espiazione per la nazione ebraica.
Ragion per cui la Torah nomina il Tabernacolo come et hamishkan, dove la parola et indica qualcosa in aggiunta, vale a dire la replica celeste. E così come esiste nelle sfere celesti un tempio maggiore, come descritto dal Cantico del Mare, «… Santuario che le tue mani, Signore, hanno fondato» (Esodo 15, 17), allo stesso modo esiste nelle sfere celesti – per quanto in una sfera inferiore chiamata «Raqi‘a» – anche un tempio minore.
Il tempio minore funziona quando a causa della malvagità umana non esiste un tempio sulla terra, pertanto il Midrash lo chiama «Tabernacolo del “giovane”», ossia il tempio minore.

Alshich cita numerose prove dalla Scrittura a sostegno dell’idea che se l’uomo agisce per la Gloria di Dio (a condizione che si trovi in ​​stato di grazia), le sue azioni trovano una corrispondenza nelle regioni celesti. Pertanto, ciò che Dio dice al popolo d’Israele a tale riguardo è che, nonostante l’illusione idolatrica del Vitello d’oro, se l’uomo si ravvede sinceramente può far discendere la Santità sulla terra per mezzo della libertà di scelta che gli è stata concessa.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Dalet

 

[1] Nel 2026, secondo il calendario gregoriano, le Tre Settimane cadono tra il 2 e il 23 luglio.

[2] Rabbi Moshe Alshich (circa 1508-1593), conosciuto come Alshich HaKadosh (Alshich il Santo), fu cabbalista e autorità halachica a Safed e successivamente a Damasco, noto soprattutto per i suoi eloquenti sermoni sulla Torah e per le sue opere di commento su quasi tutti i libri delle Sacre Scritture. La maggior parte delle annotazioni qui riprodotte è tratta dal Sefer Torat Moshe.

[3] La parola Shekhinah deriva dalla radice ebraica shin-khaf-nun, che significa «abitare» o «dimorare», e viene tradotta di solito con «Presenza di Dio». Nell’Esodo, Dio promette di abitare in mezzo al popolo d’Israele: «Mi costruiscano un santuario, perché Io possa abitare (shakhanti) in mezzo a loro» (25, 8).

[4] Metatron è il nome dell’angelo mediatore che ha la funzione di innalzare a Dio le offerte votive degli uomini. Secondo la ghematria ha lo stesso valore numerico del nome divino Shaddai (314).

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