Parte 5. Blanchefleur e il castello assediato
Dopo l’addestramento da Gornemant, Perceval riprende il viaggio e arriva a un castello in rovina, circondato da un’atmosfera cupa e silenziosa. Si tratta del castello di Beaurepaire che, un tempo splendido, è ora assediato da un cavaliere, Clamadeu des Îles, che vuole impossessarsene e costringere la giovane signora del castello a sposarlo. Perceval scopre che gli abitanti sono allo stremo poiché le scorte di cibo sono finite, i soldati sono feriti e demoralizzati, le mura sono danneggiate e la popolazione è disperata. La signora del castello è Blanchefleur, una giovane donna bellissima, gentile, dignitosa nonostante la rovina, dalla quale Perceval rimane colpito. Blanchefleur lo accoglie con rispetto, gli offre ospitalità e gli racconta la situazione e Perceval, che ora vuole essere un cavaliere “vero”, decide di aiutarla.
Il giorno dopo affronta Clamadeu in duello, lo disarciona, lo ferisce e lo costringe alla resa, liberando il castello dall’assedio. Blanchefleur, grata e affascinata, si innamora di lui e passano la notte insieme, ma in modo casto e cortese, in un amore puro, non consumato, fatto di rispetto e tenerezza. Il giorno dopo, però, Perceval riparte poiché, nonostante l’amore, sente che il suo destino è altrove: vuole compiere imprese, cercare la gloria, e soprattutto trovare la sua strada nel mondo cavalleresco. Blanchefleur resta sola, malinconica, ma fiera di lui.
Perceval ora è un cavaliere “formato”, ma ancora ingenuo che vuole dimostrare il proprio valore, è capace di eroismo, ma non di stabilità e vive l’amore come un passaggio, non come una meta. Blanchefleur, la giovane signora del castello, è il simbolo della cortesia perfetta e rappresenta l’amore casto, la gratitudine, la nobiltà d’animo ed è la prima donna che Perceval rispetta davvero. Clamadeu des Îles è l’opposto di Perceval: potere senza amore, forza senza giustizia. Perceval scopre che essere cavaliere non significa solo combattere, ma difendere chi non può difendersi. Il rapporto con Blanchefleur è casto, rispettoso, idealizzato e fondato sulla gratitudine e sulla nobiltà È l’amore “perfetto” secondo la tradizione cortese e Perceval potrebbe restare con Blanchefleur, ma sceglie di partire poichè sente che il suo cammino non è ancora compiuto.
Parte 6. Il Castello del Re Pescatore – La scena del Graal
Dopo aver lasciato Blanchefleur, Perceval vaga in un paesaggio desolato, finché incontra un pescatore che gli indica un castello dove potrà trovare ospitalità. Il pescatore è in realtà il Re Pescatore, un sovrano misterioso, ferito in modo incurabile, che può solo pescare: non può combattere e non può regnare. Perceval entra nel castello, che appare ricchissimo e silenzioso, come sospeso fuori dal tempo dove il Re Pescatore lo accoglie con grande cortesia. Ma è pallido, debole, quasi morente.
Durante la cena, avviene la Processione del Graal, una delle scene più enigmatiche della letteratura medievale:
● un valletto porta una lancia che sanguina, da cui gocce rosse cadono su una mano, simbolo della ferita del Re Pescatore, che lo condanna all’impotenza e che è anche la ferita del mondo, poichè se il re è ferito, la terra è sterile (tema celtico del “Re e la Terra sono uno”). Perceval dovrebbe chiedere “Perché sanguina?”, ma tace. Nella lettura cristiana successiva diventerà la Lancia di Longino, ma qui è ancora un oggetto magico celtico, legato alla ferita e alla sovranità.
● Due fanciulle portano candelabri splendenti in oro, che illuminano la sala, e rappresentano la luce della conoscenza che dovrebbe condurre Perceval alla domanda giusta. Sono due come le possibilità (parlare o tacere) e si tratta della luce che precede la rivelazione, come nei riti iniziatici antichi.
● una fanciulla bellissima porta un Graal luminoso, che irradia luce, un oggetto sacro, ma non ancora cristiano, che serve a nutrire il Re Pescatore. Il “vaso magico” delle tradizioni celtiche è fonte di abbondanza, oggetto di sovranità e simbolo della vita che si rinnova.
● un’altra fanciulla porta un piatto d’argento, il complemento del Graal, il suo supporto, la base, la “terra” rispetto al Graal che è “cielo”, la dimensione materiale: se il Graal è luce, il piatto è forma. Si tratta del piatto rituale dei banchetti sacri celtici, legato alla regalità e alla distribuzione del cibo.
La processione attraversa la sala più volte. Perceval è affascinato, turbato, pieno di domande, ma ricorda il consiglio di Gornemant di non parlare troppo e tace. Non chiede perché la lancia sanguina, cos’è il Graal, perché il Re è ferito, cosa significa la processione, quale aiuto è necessario. La cena termina e, il mattino dopo, il castello è vuoto.
Perceval si sveglia e non trova nessuno. Quando esce, il ponte levatoio si alza da solo e il castello scompare come un miraggio. Il Graal non è ancora il calice cristiano: è un oggetto magico, luminoso, enigmatico.
Il Re Pescatore è ferito nella coscia (o nei genitali, simbolo di fertilità) e la sua ferita è la ferita del regno: se il Re non guarisce, la terra resta sterile. Perceval avrebbe potuto guarirlo con una sola domanda, ma il consiglio di Gornemant, frainteso, diventa errore morale, spirituale e cosmico. Il silenzio di Perceval è il silenzio che condanna il mondo. Il castello è un luogo tra vita e morte, tra visibile e invisibile e scompare perché Perceval non ha saputo “vedere”. Questa scena mostra che Perceval non è ancora pronto e crea la colpa che l’eroe dovrà espiare trasformando la storia da romanzo cavalleresco a romanzo spirituale.
In questo momento Perceval passa dall’essere un cavaliere promettente all’essere un uomo che deve riconoscere la propria ignoranza.
Parte 7. Il rimorso e la ricerca
Dopo aver lasciato il Castello del Re Pescatore, Perceval continua il suo viaggio come se nulla fosse.
È ancora convinto di aver agito bene: ha rispettato il consiglio di Gornemant, è stato cortese, non ha parlato troppo, ma il mondo intorno a lui comincia a cambiare: il paesaggio diventa più cupo, gli incontri più inquietanti, il tono del romanzo più grave.
Finché un giorno incontra una cugina, una giovane donna vestita di lutto, che lo riconosce e gli rivela tre verità devastanti.
1. “Il Re Pescatore è tuo parente.”. Questo significa che Perceval era stato accolto come un figlio e aveva una responsabilità familiare, non solo cavalleresca, per cui il suo silenzio è un tradimento involontario verso il sangue, per cui la sua colpa diventa personale, non solo simbolica.
2. “Avresti potuto guarirlo chiedendo il significato del Graal.”, perché la processione era una prova e il Graal e la Lancia erano segni. La domanda giusta avrebbe guarito il Re e avrebbe ristabilito l’ordine nel mondo. Perceval, a questo punto, capisce che il suo silenzio non era cortesia, ma cecità e fallimento, divenendo colpa. In questo momento prende coscienza della propria ignoranza.
3. “Tua madre è morta di dolore dopo la tua partenza.” perché la sua partenza non è stata un atto eroico, ma una ferita inflitta alla persona che lo amava di più e la sua ricerca di gloria ha un prezzo umano. In questo momento perde l’innocenza.
Le tre rivelazioni colpiscono Perceval come tre colpi di spada e, per la prima volta nella sua vita, Perceval non sa cosa fare: non è più il ragazzo selvatico che agisce d’istinto e non è più il cavaliere che imita ciò che vede.
È un uomo che scopre la colpa ed entra in una crisi profonda, smettendo di parlare, di sorridere, di cercare avventure e interrogandosi sul senso della cavalleria, della quale si sente indegno
Da questo momento, Perceval non cercherà più gloria, avventure, donne e castelli da liberare, ma il Graal, non per curiosità o per fama, ma per riparare il mondo e riparare se stesso.
La sua ricerca diventa spirituale, morale, interiore e necessaria, sancendo il passaggio da eroe cavalleresco a eroe iniziatico.
Perceval scopre che l’ignoranza non è innocenza e che il silenzio può essere un peccato; che la ferita del Re Pescatore è la ferita del mondo e che lui è chiamato a guarire entrambi. In questo momento avviene il taglio definitivo con il mondo materno e Perceval diventa adulto attraverso il dolore. Il suo non è più un viaggio di gloria ma diviene un viaggio di riparazione, dove il Graal non è un oggetto estraneo, ma è legato alla sua stirpe.
8. Gauvain (Gawain)
Perceval entra in una crisi spirituale e, in questo momento, Chrétien introduce Gauvain (Gawain), il cavaliere perfetto della Tavola Rotonda, le cui funzioni fondamentali sono:
1) Porre l’accento sul contrasto tra due modelli di cavalleria, nei quali Perceval è il cavaliere selvatico, ingenuo, istintivo e in formazione, mentre Gauvain è il cavaliere perfetto, cortese, esperto e modello della cavalleria arturiana. Mettendo le due vie una accanto all’altra, il lettore vede i limiti di Perceval, quelli di Gauvain e la necessità di una sintesi che nessuno dei due raggiunge.
2) Sospendere Perceval facendolo maturare, facendo sedimentare la colpa, facendo crescere l’attesa e preparando il ritorno di Perceval come uomo nuovo, dopo il necessario “tempo di incubazione”.
3) Mostrare che anche la cavalleria perfetta è imperfetta, in quanto Gauvain è il cavaliere ideale eppure, nelle sue avventure, viene accusato e finisce in processi complicati, trovandosi in situazioni ambigue dove la sua cortesia non basta a salvarlo e la sua perfezione si rivela fragile.
Chrétien sta dicendo che la cavalleria rituale non salva il mondo, ma serve qualcosa di più profondo: il Graal.
4) Creare una struttura “a spirale” tipica del romanzo medievale, che non procede in linea retta, ma ritorna ciclicamente sugli stessi temi e personaggi ampliandoli ogni volta, come un cerchio che si allarga, così che ogni ritorno non ripete ma approfondisce.
I nuovi messaggi che ci vengono dati sono che Gauvain è perfetto nelle forme, ma la sua perfezione è “esterna”; che affronta processi, accuse, intrighi, da cui si evince che la cavalleria non garantisce la verità; che le sue avventure sono piene di zone grigie, per cui non c’è un bene chiaro come nelle imprese di Perceval; che la corte non è più un luogo di armonia, ma è piena di tensioni, sospetti e fallimenti.
Gauvain rappresenta il limite della cavalleria tradizionale e. Perceval rappresenta la possibilità di un nuovo inizio.
Parte 9. L’opera rimane incompiuta ?
Chrétien de Troyes non conclude il romanzo.
Perceval non ritrova il Graal, non guarisce il Re Pescatore, non chiude il cerchio.
Questo perché Perceval, nel castello del Re Pescatore, non fallisce ma si rivela.
La scena del Graal non è una sconfitta, ma una epifania mancata.
Perceval non pone la domanda non perché è stupido, ma perché ha tradito la sua natura originaria, imitando un modello cavalleresco che non gli appartiene e soffocando completamente la sua spontaneità selvaggia, arrivando a rinnegare la sua identità profonda
E proprio questo mostra chi è davvero poiché, quando la cugina gli rivela che il Re Pescatore è suo parente, il Graal appartiene alla sua stirpe e la processione è un rito familiare, gli rivela anche che lui è l’erede naturale di quel mistero e questo significa che Perceval non è un cavaliere che cerca il Graal, ma è il Graal che cerca Perceval e non lo ha trovato, perché non era più se stesso.
Gli altri cavalieri cercano un oggetto mentre Perceval cerca se stesso.
Il paradosso è perfetto: il Perceval selvatico, spontaneo, ingenuo, curioso, avrebbe chiesto: “Perché la lancia sanguina? Cos’è quel Graal?”, mentre il Perceval cortese, rigido, educato, disciplinato, tace per obbedienza.
La cavalleria lo ha allontanato da se stesso e la sua natura originaria — quella che lo rendeva capace di vedere gli angeli nei cavalieri — era la chiave per capire il Graal.
La cavalleria lo ha civilizzato, ma anche accecato.
Gli altri cavalieri cercano il Graal come impresa, come trofeo, come simbolo di gloria, come un oggetto da conquistare, mentre Perceval scopre che il Graal è parte della sua famiglia, la ferita del Re è la ferita della sua stirpe, la domanda mancata è una colpa personale e la ricerca non è un’avventura, ma un destino.
Gli altri cavalieri cercano fuori, Perceval deve cercare dentro per ritrovarsi.
Una volta che si sarà ritrovato troverà il Graal, anzi, il Graal troverà lui, perché il Re Pescatore non è solo un parente, ma il simbolo del mondo ferito, e la sua guarigione è la guarigione della terra.
Il Graal non è un premio, ma un rimedio che non serve a glorificare il cavaliere ma a ristabilire l’ordine cosmico e Perceval non è l’eroe che cerca la gloria ma l’eroe che deve riparare il mondo e, per farlo, ha rinunciato a tutto.
Ma la cosa fondamentale è che Perceval è l’unico che può avere successo, perché appartiene alla stirpe del Graal, ha visto il Graal, ha fallito e quindi ha capito, ed essendo dotato di una doppia natura, selvaggia e cavalleresca, è l’unico che può unire ciò che è diviso.
Dove gli altri cavalieri cercano un oggetto, Perceval cerca una guarigione.
Dove gli altri cavalieri cercano un’impresa, Perceval cerca una redenzione.
Dove gli altri cavalieri cercano la gloria, Perceval cerca il bene del mondo.
Alla fine, quindi, la scena del Graal non è una sconfitta, ma una rivelazione, perché Perceval è l’unico che può trovare il Graal e questo perché il Graal appartiene alla sua stirpe, perché la sua natura originaria è affine al mistero, perché la cavalleria lo ha tradito, ma anche preparato, perché la sua ricerca non è personale, ma cosmica e perché deve guarire il Re e il mondo, non se stesso
Perceval non è un cavaliere che cerca il Graal, ma è l’erede del Graal che deve ritrovare la sua natura perduta per essere rintracciato dal Graal, che appare solo a chi ne è degno.
A.R.